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BERLUSCONI, DELL'UTRI e LA MAFIA

BERLUSCONI E DELL'UTRI PARLANO DEL MAFIOSO VITTORIO MANGANO, INTERCETTATI

giovedì, 08 ottobre 2009

La storia si ripete

Il titolo del post di oggi ha un duplice significato. Da un lato è riferito alla sentenza con cui la Corte Costituzionale ha bocciato, per la seconda volta (era già avvenuto nel 2004 con l'allora Lodo Schifani) il tentativo di elevare il nostro Premier Imputato al di sopra della legge.
In secondo luogo questo è il titolo di una riflessione, di un approfondimento tecnico che ho il piacere di pubblicare su questo blog ad opera del Dott. Geol. Carmelo Gibilaro, ricercatore presso l'Università di Palermo, in merito a quanto avvenuto a Messina.
Telegiornali e megafoni di regime stanno raccontando a modo loro questa terribile vicenda. Io vi propongo il punto di vista di un "esperto" del settore. Avrei potuto intervistarlo e porgli delle domande. Sarebbe stato però tutto estremamente freddo e distaccato. Ho preferito, invece, fare in modo che potesse esprimere il suo punto di vista nel modo più libero e aperto possibile, per dare spazio, non soltanto al lato tecnico, ma anche a quello più intimo di un siciliano che deve assistere impotente all'abuso che subisce la sua terra.
Buona lettura.

Davide

LA STORIA SI RIPETE

 

22 ottobre 1951, alluvione in Calabria 100 morti; 14 novembre 1951, alluvione in Polesine 89 morti; 9 ottobre 1963, tragedia del Vajont 1800 morti; 4 novembre 1966, piena di Firenze 35 morti; 19 luglio 1985, frana di Stava 360 morti; 6 novembre 1994, alluvione in Piemonte 68 morti; 5 maggio 1998, frana di Sarno e Quindici 159 morti; 26 ottobre 2007, frana di Giampilieri solo danni materiali; 1 ottobre 2009, frana di Giampilieri 24 morti e 9-35 dispersi. LA STORIA SI RIPETE.

L’Italia è proprio uno strano paese, si verificano le tragedie (alluvioni, frane, le nostre case si sbriciolano alla prima scossa sismica), il popolo si costerna e si indigna e mostra tutta la solidarietà che può e poi, quando la notizia non fa più audience, tutto si dimentica e tutto ritorna come prima; ecco cosa vuol rappresentare il triste elenco iniziale.

Considerando che, in tutte le trasmissioni di pseudo approfondimento della televisione italiana, chiunque ha parlato e pontificato su ciò che è successo a Messina (dalle Show Girl a Minzolini), con questo mio intervento vorrei far capire, in quanto umile geologo, il contesto nel quale si è sviluppata l’alluvione di Giampilieri.
 

Il centro abitato di Giampilieri sorgeva alle pendici orientali dei Monti Peloritani sulla costa ionica siciliana, in un tratto di costa di notevole bellezza compresa tra Messina e Catania. Ecco, da questa succinta descrizione gia emerge un primo aspetto interessante, cioè l’ubicazione del centro abitato. Tutta la costa ionica prossima a Messina e fino alle Gole dell’Alcantara è caratterizzata da corsi d’acqua che presentano delle peculiarità, sto parlando delle Fiumare. Le fiumare sono alvei fluviali assolutamente particolari: hanno un carattere esclusivamente stagionale; presentano un bacino imbrifero (di raccolta delle acque superficiali) molto limitato realmente; coprono forti dislivelli su spazi molto limitati e questo implica che l’asta fluviale principale è molto acclive. Ciò comporta che i tempi di corrivazione sono molto limitati e quindi durante una pioggia o un acquazzone sull’alveo principale confluiscono grosse quantità d’acqua, che dal punto più lontano del bacino imbrifero arrivano in tempi brevi alla foce. Inoltre, la stessa area era stata interessata da fenomeni di dissesto che già due anni fa avevano dato processi franosi che avevano interessato lo stesso centro di Giampilieri. A questo punto, è bene precisare che le aree franose e con dissesti idrogeologici nel tempo non migrano, vale a dire che i versanti instabili si conoscono bene, sono studiati, sono sempre gli stessi se le condizioni ambientali non vengono fatte mutare e quindi si conoscono i processi gravitativi a cui danno origine. Verificare la veridicità di tali affermazioni è facile, basta consultare on-line sul sito della Regione Sicilia le Carte Tecniche del PAI (Piano per l’Assetto Idrogeologico). Su di esse sono riportate tutte le aree a rischio e di pericolosità idrogeologica ed anche le aree con fenomeni di dissesto: l’area di Giampilieri nel 2006 veniva indicata con una pericolosità ed un rischio molto elevato e dissesti attivi; la stessa situazione si riscontra nell’area di Scaletta Zanclea proprio a ridosso del paese. Dalle stesse carte, inoltre, è facile verificare attraverso l’analisi dell’andamento delle isoipse, che le aree in dissesto sono anche più ampie di quelle mappate: fra Giampilieri e Scaletta Zanclea, l’andamento irregolare delle curve di livello suggerisce un dissesto lungo tutta la fascia costiera. A seguito dell’evento franoso del 2007 tali carte sono state aggiornate in modo da avere un quadro di riferimento quanto più corrispondente alla situazione reale. Inoltre, a maggiore riprova di quanto detto finora, un abitante del luogo intervistato sosteneva che già il nonno diceva che "la montagna prima o poi sarebbe venuta giù", quindi tutti sapevano anche se non erano geologi. Tutta l’area necessitava, perciò, di un intervento si stabilizzazione dei versanti. Nell’area di Giampilieri, appunto, si è intervenuti ma nel peggior modo possibile, cioè continuando a costruire impunemente come si evince da un articolo pubblicato sui maggiori quotidiani di lunedì 7 ottobre in cui si parlava di 1191 ordinanze di demolizione chieste dalla Polizia Municipale di Messina per abusi edilizi e mai effettuate (ecco il titolo:”Agli edifici medioevali si sono aggiunti ampliamenti e piani sopraelevati Mille demolizioni ordinate. Eseguite: zero Duecento abusi rimasti in piedi a Giampilieri. Le ditte hanno paura e non si presentano alle gare): oggi, senza voler fare alcuna ironia, tristemente si può dire che ad effettuare le demolizioni ha provveduto la natura nel peggiore dei modi.

Una cementificazione senza regole non fa altro che amplificare i fenomeni di dissesto. Sul territorio vengono a mancare tutti quegli elementi che in caso di forti precipitazioni riducono i rischi di piene ed alluvioni (antichi terrazzamenti, la vegetazione che se da un lato garantisce con le proprie radici un maggiore stabilità del terreno dall’altro contribuisce a ridurre la velocità di scorrimento superficiale delle acque). Se a tutto questo si aggiunge che, le costruzioni, anche con regolare concessione edilizia, sono state edificate in luoghi assolutamente inappropriati come l’alveo del fiume (il riferirimento è alla palazzina di quattro piani totalmente sventrata dall’alluvione e per questo divenuta un simbolo), il contesto si completa ancora di più. A Giampilieri la gente racconta che tutti hanno palazzine tirate su senza licenze, operando sbancamenti di colline e costruendo case sul greto dei torrenti: nonostante ciò per i Comuni è tutto regolare come si poteva leggere sui quotidiani on line del 7 ottobre scorso, anzi, l'ultimo scempio edilizio consiste in una licenza edilizia del 3 marzo 2009 relativa ad una palazzina di tre piani. Per costruirla è stato necessario sbancare una collina le cui pareti erano protette da una rete metallica per bloccare la caduta di massi e di detriti.

Dopo la precedente alluvione datata 2007, si evince dagli atti dell'inchiesta aperta e rimasta senza colpevoli, che i tecnici della Protezione civile nella relazione consegnata ai Pubblici Ministeri nel 2008 dichiaravano: "La causa scatenante le forti alluvioni è stata certamente l'elevata intensità di eventi meteorici, ma non può non essere presa in considerazione la leggerezza di alcune scelte territoriali, che si sono rilevate determinanti negli effetti provocati dal dissesto idrogeologico. Scelte che hanno fatto sì che il degrado dei corsi idrici del messinese diventasse un fenomeno ormai generalizzato e diffuso capace di provocare un vero e proprio disastro".

Ma se tutto ciò ancora non basta, occorre dire che una piccola ed esigua somma destinata a lavori per la difesa del suolo è stata dirottata dal sindaco di Messina Buzzanca ad altre spese: "La tragedia di Messina: quei fondi per il suolo spesi in «rappresentanza»" Il 18 settembre il sindaco Buzzanca ha dirottato la somma di 15 mila euro. Non sarà una gran­de somma, poco più di 35 mila eu­ro, ma fa un certo effetto vedere da dove sono stati prelevati e soprattut­to dove sono finiti. Invece di pensa­re ad evitare il dissesto del territo­rio, meglio preoccuparsi di tenere buone relazioni e poi magari ripara­re il tetto di qualche chiesa. Quelle sì che sono cose che portano voti. E questo non uno o due anni fa, ma esattamente 20 giorni prima della strage di Giampilieri. Il provvedi­mento del sindaco di Messina Giu­seppe Buzzanca porta la data del 18 settembre e preleva quella pur mo­desta somma dalle spese per il fun­zionamento dell’ufficio che si do­vrebbe occupare appunto della dife­sa del suolo per destinarne una par­te (15mila euro) a «spese per relazio­ni pubbliche e di rappresentanza e di funzionamento del sindaco», e il resto a «manutenzione e/o attrezza­ture per edifici serventi al culto» e alla «quota associativa alla lega del­le autonomie locali»”. Tutto ciò si leggeva pochi giorni fa sui quotidiani nazionali.

Ma ancora, ad una domanda relativa all’ufficio difesa del suolo il Dott. Geol. Carmelo Gioè, unico geologo del Comune di Messina risponde così: “Ma concretamente que­sto ufficio difesa del suolo di cosa si occupa? «Ma quale ufficio? Da noi non esiste un ufficio del genere. Ma­gari ci fosse. Forse ci sarà il capitolo di spesa nella speranza di crearlo, ma al momento non c’è alcun uffi­cio difesa del suolo». Ma allora ha fatto bene il sindaco a togliere quei soldi? «Sono un geologo, questa è una delle aree più a rischio d’Italia. Non aggiungo altro»”.

Ma come al solito dopo che si verificano i disastri iniziano anche i rimpalli delle responsabilità. Il premier dichiara: “Evento previsto e avevamo dato l'avviso”. Risponde il sindaco di Messina dichiarando: “nessuno ci ha avvisati, quel giovedì primo ottobre nessuno diede mai alcun allarme. Nessuna unità di crisi in prefettura, nessuna allerta della Protezione civile, nessun avviso alla popolazione. L'unità di crisi - dice - l'ho chiesta io alle 19 di giovedì, quando già il nubifragio era in atto da una mezz'ora e semplicemente perché alcuni amici, che abitano a Giampilieri, mi hanno chiamato per dirmi che lì stava venendo giù tutto. In dieci minuti abbiamo fatto partire la macchina dei soccorsi.”
 

Inoltre, a conferma di ciò che immediatamente dopo il disastro ha dichiarato il Dott. Geol. Gian Vito Graziano, Presidente dell’Ordine dei Geologi di Sicilia, e cioè che Se hai un amico nel posto giusto puoi fare quello che vuoi”, basta continuare a leggere i giornali nei giorni successivi l’alluvione. Voglio fare solo un esempio riportando fedelmente un estratto da La Repubblica del 6 ottobre: “quasi al centro del paese, ai bordi del torrente e del ponte che collega due strade di Giampilieri c'è la casa di Vittorio Filetto, 50 anni, dipendente pubblico che vi abita con moglie, figli ed altri parenti che hanno costruito nella stessa palazzina. Un condominio che poggia proprio sopra il torrente. “Ma questa costruzione non è abusiva - protesta lui - È stata realizzata subito dopo la guerra, poi l'abbiamo un po' aggiustata, allungata ed alzata un po'. Prima si viveva in tanti in case piccole, adesso per fortuna le case sono diventate più grandi.” Ma non ha paura del fiume che l'altra sera ha investito anche la sua casa? "L'acqua non ci ha fatto mai paura, quello che mi spaventa è la collina che è appoggiata proprio sulla nostra palazzina (da notare che è la collina appoggiata sulla casa e non la casa appoggiata sulla collina, mah...), quella sì che potrebbe fare danno". E le sembra normale costruire in una posizione così terribile, tra il torrente e la collina che si appoggia alla sua casa? "Certo che è normale, io ho sanato tutto, prima pagavo una percentuale più bassa dell'Ici ma con le sanatorie ed i condoni ho regolarizzato tutto anche se adesso pago una quota di Ici un po' più alta". Tutto si può semplificare scrivendo che “permessi facili e abusi condonati ed amici nei posti giusti permettono di costruire ovunque e senza alcun limite” e se ciò non è sufficiente si può anche far approvare un piccola variante urbanistica che innalza l’indice di edificabilità come ha dichiarato un ex consi­gliere comunale di An, l’avvocato Fran­cesco Rizzo, oggi difensore civico a Li­pari.

Per completezza voglio anche citare le parole del Presidente Graziano il quale ha parlato di “un uso scellerato del territorio”. L’intervista continua così: “Abusivismo, nessuna manutenzione, pochi fondi e competenze divise. Così ogni anno con le prime piogge tornano le stesse emergenze” e poi, continua, “nelle zone a sud di Messina, ma anche in altre province come Palermo, ogni anno si ripropongono sempre gli stessi problemi avvicinandosi ai mesi più piovosi. Oggi esistono strumenti di pianificazione regionale avanzati, che ci fotografano la situazione quasi in diretta, ma non si interviene. La colpa è di un'assenza cronica di fondi, ma anche la manutenzione ordinaria, come la pulizia di canali, fiumi e tombini, non viene fatta. Il Presidente Graziano dà la colpa anche alla confusione che c'è nelle competenze "molto divise" tra Regione Sicilia e protezione civile. "Per noi sarebbe importante mettere in atto tutti gli interventi previsti dai piani della protezione civile, regionali e locali, con persone sul posto come sentinelle per prevenire gli eventi. Ma non si sa se si farà mai. In Italia purtroppo - conclude Graziano - si vive sull'onda dell'emozione, poi appena smette di piovere finisce anche l'allarme". Ancora lunedì 5 ottobre su SKY TG24: “Sono situazioni che erano già state segnalate e come al solito si corre ai ripari quando è troppo tardi. Purtroppo anche in questo caso si può parlare di tragedia annunciata. Il problema è che gli interventi che erano stati messi in programma per mancanza di fondi sono sempre slittati - spiega - E ora non vorrei che accadesse come tante altre volte in Italia che tra dieci giorni ci siamo già scordati tutto”.
 

Quella che emerge è una situazione complessa in cui gioca un ruolo di primo piano la sottovalutazione dei problemi, come dimostrano anche determinate scelte politiche. Mi riferisco allo slittamento delle opere di consolidamento per mancanza di fondi ed ai condoni edilizi che puntualmente si ripresentano con scadenza circa decennale. I condoni, infatti, se da un lato sanano delle situazioni di illegalità dall’altro incentivano i cittadini a commettere ulteriori abusi sul territorio nella speranza, peraltro spesso realizzata, di una nuova sanatoria.

Voglio citare le parole del Presidente Napolitano, il quale aveva ribadito la necessità di mettere in sicurezza la zona e non di fare "opere faraoniche", evidentemente riferendosi al progetto sul ponte di Messina. Personalmente mi chiedo: nella realtà siciliana a cosa servono le “opere faraoniche” se poi si muore per una pioggia un po’ più intensa? A cosa servono le “opere faraoniche” se ancora nella provincia di Agrigento manca un’autostrada e le strade statali sono talvolta impercorribili? A cosa servono le “opere faraoniche” se in caso di sisma a Messina e non solo, come ha dimostrato ampiamente il terremoto in Abruzzo, gli edifici crollerebbero perché non rispettano alcuna norma antisismica? A cosa servono le “opere faraoniche” se in una città come Agrigento l’acqua nelle case, se va bene, arriva una volta a settimana? Forse sarebbe meglio abbandonare, almeno temporaneamente, le “opere faraoniche” e dedicarsi al risanamento dei nostri centri abitati e alla messa in sicurezza delle aree in dissesto idrogeologico. Sicuramente la messa in sicurezza delle costruzioni o dei versanti e rilievi in dissesto non sarà “l’ottava meraviglia del mondo” ma per noi siciliani saranno interventi ben più utili.       

Insomma, il giorno in cui non si verificheranno più simili disastri sarà quello in cui l’uomo capirà che gli ambienti naturali vanno sempre rispettati, la natura farà sempre il suo corso riequilibrando quei guasti che l’uomo col suo agire crea riprendendosi ciò che gli è stato tolto. Pensare che una costruzione o un muro in cemento armato possano contenere la forza della natura è soltanto FOLLIA. Per questi motivi ritengo corretto scrivere che molto spesso quelli che vengono definiti “disastri naturali” andrebbero chiamati più correttamente “disastri artificiali”.

Dott. Carmelo Gibilaro
                                                               
      

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sabato, 03 ottobre 2009

Libertà di Stampa

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Oggi a Roma si manifesta per la libertà di stampa. Si manifesta anche in favore de "Il Giornale", perchè possa continuare a scrivere porcate come quella di cui sopra.

Ringrazio le centinaia di persone che hanno visitato il blog durante la diretta della manifestazione. Come regalo ecco l'editoriale di questa sera di Augusto Minzolini, direttore del TG1, che con il suo intervento ha reso ancor più significativa e legittima la manifestazione di oggi pomeriggio.





P.S. Mi scuso con i lettori per aver trascurato il blog, ma sono stato parecchio impegnato. Prometto che tornerà ad essere aggiornato più assiduamente. Grazie a tutti.
Davide


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postato da: 87Davide87 alle ore 13:46 | link | commenti
categorie: stampa, berlusconi, libertà, fnsi, feltri, annozero
mercoledì, 29 luglio 2009

La comicità al potere

Quei simpatici umoristi della Lega Nord hanno proposto l'inserimento di un test-preselettivo per l'iscrizione degli insegnanti agli albi di ogni regione in cui dovranno dimostrare "la conoscenza della lingua, della tradizione e della storia delle regioni dove si intende insegnare".

Tralasciando opinioni e considerazioni personali, c'è una domanda che turba i miei pensieri:

Faranno anche ai professori meridionali " l'inganno della cadrega "??

postato da: 87Davide87 alle ore 14:54 | link | commenti (7)
categorie: riforma, lega nord, cadrega
martedì, 14 luglio 2009

Non sciopero perchè ho già scioperato

Dopo circa una decina di giorni torno a scrivere sul mio amato blog. E lo faccio proprio nel giorno in cui viene proclamato lo sciopero dei blog in segno di protesta contro il disegno di legge Alfano (di cui ho ampiamente parlato). Sciopero rispettabilissimo ma che non condivido. Dal mio punto di vista rispondere con il silenzio a chi vuole mettere il silenziatore rappresenta una sorta di auto-bavaglio. NO. Niente silenzio quindi.
E poi il mio personalissimo sciopero l'ho già fatto, non aggiornando volutamente il blog in questi giorni di giubilo mediatico che hanno visto come protagonista il super-party del G8. Ne hanno parlato tutti, il servizio pubblico ha dedicato ore e ore di diretta, lodi sperticate sono arrivate da tutti i servo-giornalisti d'Italia. Di conseguenza non ho ritenuto importante parlare di questa "convenscion" tanto inutile quanto nauseante.

Mi preme invece dire la mia sulla candidatura di Beppe Grillo alle primarie del PD.

La notizia è stata come un fulmine a ciel sereno. Grillo si è sempre distinto per le sue battaglie contro la casta politica, sparando sia a destra che a sinistra e, soprattutto, sostenendo che non avrebbe mai intrapreso la carriera politica. 2 giorni fa la clamorosa notizia: Beppe Grillo candidato alla segreteria del PD.
Le reazioni sono state tra le più varie. Sconcerto da parte della Nomenklatura del PD, grande entusiasmo dei sostenitori di Grillo (basta leggere i commenti sul suo blog) e del leader di IDV Antonio Di Pietro.
La reazione negativa degli alti dirigenti (sic) del PD era più che prevedibile. Spaventati dalla possibile candidatura di un uomo che potrebbe portare all'attenzione dell'opinione pubblica problemi come il conflitto d'interessi e la necessità di un Parlamento pulito e che potrebbe proporre un programma rispettabile e moderno come è quello dei comuni a cinque stelle. Roba da far rabbrividire i maestri dell'inciucio e dell'omertà.
Ecco perchè sono favorevole a questa candidatura. Perchè ci vuole una scossa (vera, non come quelle di cui parla D'alema), ci vuole qualcuno che possa sconquassare la situazione di stallo politico-istituzionale che si vive in Italia da 20 anni. Qualcuno che possa, in modo molto più effettivo e concreto, inserirsi come un virus all'interno del meccanismo politico che blocca l'Italia da anni, meccanismo dove Destra e Sinistra si contrappongono solo in quel teatrino imbastito dalla televisione.
Qualcuno che possa dar voce a quel movimento di protesta che è nato dalla rete trasportandolo da una dimensione virtuale ad una dimensione più reale, più palpabile. Fare protesta sul blog e sulla rete è utile, ma in fin dei conti non può cambiare le cose nei fatti.
Anche se i vertici del Pd non accetteranno la candidatura di Grillo (cosa molto probabile), la reazione che si è innescata non potrà essere fermata. Mera provocazione o candidatura seria ormai il sasso lanciato nello stagno è destinato a far rumore, e gli elettori (anche di destra perchè no) stufi di questo NULLA TOTALE e anestetizzati dalla televisione potranno trovare uno stimolo nuovo per risvegliare le loro coscienze.

Immaginate cosa succederebbe se alle primarie gli elettori votassero in massa per Grillo sebbene non candidato poichè rifiutato dai vertici del PD?

E ora scusate, che devo correre a comprare il book fotografico che racconta un anno di governo di Mara Carfagna.

PS: Il confronto è aperto. Commentate e dite la vostra sulla candidatura di Grillo

Davide

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giovedì, 02 luglio 2009

Degeneration

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Tratto dal mio manuale di diritto penale:

" Non può esistere reato senza condotta criminosa (nullum crimen sine actione): il legislatore non potrebbe cioè configurare una fattispecie che non abbia come suo elemento necessario e centrale un comportamento umano, positivo o negativo che sia.

La condotta è necessaria. L'incriminazione di semplici stati personali, come ad esempio quello di appartenere ad una determinata famiglia o ad una certa etnia, o di pure situazioni obiettive, come ad esempio quella di trovarsi in un determinato luogo indipendentemente dal proprio comportamento, costituirebbe una vera e propria degenerazione del diritto penale per almeno due ragioni fondamentali.

a) In primo luogo perchè le norme penali sono norme di comportamento che mirano ad influenzare il comportamento dei consociati [...]

b) In secondo luogo, vi è un'altra e più decisiva ragione per cui un reato senza condotta appare un controsenso o, peggio, un fenomeno di degenarazione del diritto penale. La sanzione penale opera in una dimensione punitiva in cui è fondamentale l'idea di responsabilità. [...] Fondare una responsabilità penale che prescinda da una condotta umana criminosa, che si basi dunque unicamente su uno stato personale o su una situazione indipendente dal comportamento, significa servirsi della sanzione penale non già come strumento punitivo per l'affermazione di una responsabilità, ma come mezzo per annientare fisicamente una persona in ragione delle sue qualità personali. "              (F. Palazzo, Corso di diritto penale, parte generale)

Oggi al Senato è stato approvato definitivamente, ricorrendo peraltro al voto di fiducia eliminando ogni possibilità di emendare il testo, il ddl sicurezza che quindi diventa legge dello stato.
Questo abominio incredibile prevede al suo interno una sanzione per il reato di clandestinità. Ora, rileggendo quanto scritto sopra, risulta chiaro come la situazione in Italia stia veramente degenerando. Non si tratta più di destra, di sinistra, di centro. La politica non c'entra più. La politica è un'altra cosa. In Italia stiamo assistendo da 15 anni ad una degenarazione dello Stato di  diritto senza precedenti. Tutto è incominciato nel 1994 quando non fu applicata la legge (con la complicità della sinistra) che prevedeva l'incompatibilità del cavaliere Berlusconi alla carica di Parlamentare e primo ministro. Primo strappo alla regola. Siamo passati poi all'emanazione di leggi ad personam e in favore degli amici. Le varie rogatorie, i vari lodi Previti, Schifani e Alfano. La legge cirami per spostare i processi presso tribunali più "amichevoli", la legge Gasparri per salvare rete 4 (abusiva) e non risolvere il conflitto d'interessi più grande della storia. Ci sono state le depenalizzazioni di reati, come ad esempio il falso in bilancio, reato di cui era imputato l'attuale presidente del consiglio. E infine eccoci qui. A commentare una legge dello stato che prevede la punibilità per i clandestini. Si puniscono in quanto clandestini, in base ad uno "status" della loro persona, per cui loro non possono fare nulla. La loro sfortuna è stata quella di nascere in un paese straniero e quindi, in quanto clandestini, vengono puniti e non vengono loro riconosciuti i più basilari diritti umani, come quello all'asilo.
Ecco dunque perchè non ha senso parlare di politica. Siamo all'anti-politica e sopratutto all'anti-diritto. Governare significa creare diritto e crearlo per i più. Gestire una res publica comporta impegno, serietà e responsabilità e il suo scopo deve essere finalizzato al benessere della società. Una legge del genere (così come tutte le altre sopracitate) non porta benessere, non porta "sicurezza" come ci vogliono far credere e come i Minzolini di turno nei loro telegiornali di regime propaganderanno. Una legge del genere porta squilibrio, porta frammentazione sociale, aumenta incredibilmente e inutilmente il lavoro dei magistrati che adesso saranno obbligati a perseguire penalmente tutti i clandestini d'Italia. Non è Politica questa. Non so come si chiama, ma mi fa orrore e mi disgusta.

Davide
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categorie: berlusconi, lega, maroni, clandestini, reato, diritto penale
sabato, 27 giugno 2009

La costituzione, questa sconosciuta

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Era il 23 Giugno 2009 e in una missiva indirizzata al quotidiano della famiglia Berlusconi “il giornale”, il Ministro dei beni culturali Sandro Bondi dopo aver definito il quotidiano Repubblica come “una specie di ’superpartito’ che costituisce da tempo l’insidia più grande per la democrazia", prosegue nell’invettiva aggiungendo che “Scalfari è abile nel descrivere un regime corrotto e morente, contro il quale il suo quotidiano ha lanciato l’offensiva finale, trascinando con sé anche il Corriere della Sera e ciò che resta della sinistra, mentre la realtà è che un governo democraticamente eletto subisce un’aggressione sistematica da parte di un centro di potere economico e politico, che non può vantare alcuna legittimità democratica né morale, sulla base di una campagna scandalistica paragonabile alla pesca con lo strascico".

Ciò che salta agli occhi, o che almeno dovrebbe,  è la distorsione che viene fatta da Bondi quando afferma che il governo è “democraticamente eletto”.

Il Governo della Repubblica non è un organo ad elezione democratica. Bondi si confonde, per ignorantia legis o per opportunismo (decidete voi), con il Parlamento che è, in effetti, eletto a suffragio universale ex art. 56 della nostra Costituzione. Il Capo del Governo, invece, viene nominato dal Presidente della Repubblica ex art. 92 e quest’ultimo procede alla nomina dei ministri, su proposta del Capo del Governo.

 Il messaggio che da tempo viene inviato ai cittadini, soprattutto grazie ai mass media, è quello di un Governo democraticamente votato che in questo momento sta subendo attacchi di ogni tipo, principalmente ad opera della stampa, definiti addirittura ai limiti dell’eversione.

L’affermazione di Bondi e, più in generale, il pensiero che si percepisce all’interno della coalizione di Governo, deriva da un’errata concezione degli assetti costituzionali presenti oggi in Italia.

Il Parlamento, complice anche la forte maggioranza di centro-destra, viene considerato come una semplice appendice del Governo che, nella realtà dei fatti, è diventato il vero organo legislativo, sostituendosi di fatto al Parlamento. Questa tesi viene confermata dal continuo ricorso alla decretazione d’urgenza (34 decreti dall’inizio della legislatura) che rappresenta una vera e propria espropriazione della funzione legislativa spettante al Parlamento ex art. 70 Cost. Rafforzano la tesi di cui sopra anche certe dichiarazioni del Presidente del consiglio che, all’assemblea annuale di Confindustria, definisce il Parlamento “pletorico, inutile e controproducente”.

Risulta più logico affermare, invece, che una sorta di eversione viene perpetrata dal Governo stesso che, in un momento di profonda crisi politico-istituzionale, tende ad accentrare presso di sé tutti i poteri dello Stato come mai è stato fatto dalla nascita della Repubblica. Accentramento che diviene ancora più pericoloso a causa della mancanza di controllo dell’opinione pubblica sull’operato dell’esecutivo, dovuta alla concentrazione dei mezzi di comunicazione nelle mani di chi è capo del governo e al rifiuto da parte del governo stesso di ricevere critiche dalla carta stampata che viene vista come un “nemico” e “un’insidia” e non come un “contropotere” necessario per la salvaguardia e il buon funzionamento della Democrazia. Gli stessi mass media (in particolar modo la televisione) contribuiscono altresì a distorcere la definizione di consenso. Il consenso, come lo si intende oggi, è lo strumento che giustifica e legittima qualsiasi atto del Governo. Nel nome del consenso, per fare degli esempi, sono stati approvati il Lodo Alfano e a breve sarà approvata la stretta sulle intercettazioni.  

In realtà, una scelta legislativa, qualunque essa sia, deve presentarsi non solo come espressione e volontà di una maggioranza politica, ma anche come manifestazione di un vero e proprio “consenso sociale” che deve essere realmente esistente e che, obiettivamente, negli esempi di sopra non può essere rintracciato.

Davide

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categorie: media, democrazia, berlusconi, bondi, consenso, eversione, agoravox
venerdì, 26 giugno 2009

Prestigio Internazionale

La maggior parte degli italiani non parla lingue straniere e quindi è inabilitata a leggere le testate giornalistiche estere e a comprendere la reale considerazione che hanno all'estero del nostro paese.

La vignetta qui sotto, tratta dal The sun, viene principalmente in loro soccorso.

http://img.thesun.co.uk/multimedia/archive/00831/SNF2508CART-682_831977a.jpg

Ma in fondo chi se ne frega, Silvio piace così. E poi ha il 61% dei consensi quindi ce lo teniamo così.



ULTIM'ORA - Berlusconi: "Chiudere la bocca a chi continua a parlare di crisi"

Si riferirà al metodo Carfagna?

 

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postato da: 87Davide87 alle ore 17:53 | link | commenti (4)
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martedì, 23 giugno 2009

Folgorazioni

"Le smentite a ripetizione rivelano solo che abbiamo una classe politica nuova che non ha ancora assimilato il fatto che un politico è un uomo pubblico in ogni momento della sua giornata e che deve comportarsi e parlare come tale. […] Quattro anni fa, e cioè in tempi non sospetti, scrissi che la nomina di Giampaolo Sodano alla Rai nasceva dai salotti di Gbr, la televisione di Anja Pieroni. Oggi penso che se noi avessimo raccontato di più la vita privata dei leader politici forse non saremmo arrivati a tangentopoli, forse li avremmo costretti a cambiare oppure ad andarsene. Non è stato un buon servizio per il paese il nostro fair play: abbiamo semplicemente peccato di ipocrisia. Di Anja Pieroni sapevamo tutto da sempre e non era solo un personaggio della vita intima di Craxi. La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico.”
(Augusto Minzolini, intervistato da Repubblica, 29 Ottobre 1994)

"Ad urne chiuse voglio spiegare a voi telespettatori perché il Tg1, malgrado le polemiche, ha avuto una posizione prudente sull'ultimo gossip o pettegolezzo del momento: le famose cene, feste o chiamatele come vi pare, nelle dimore private di Silvio Berlusconi a palazzo Grazioli o Villa Certosa. Il motivo è semplice: dentro questa storia piena di allusioni, testimoni più o meno attendibili e rancori personali non c'è ancora una notizia certa ne tantomeno un'ipotesi di reato che coinvolga il premier e i suoi collaboratori. Accade che semplici ipotesi investigative e chiacchericci si trasformino in notizie da prima pagina nella realtà virtuale dei media o per strumentalizzazioni politiche o, piuttosto, per interessi economici. E' avvenuto in passato, come ricorderete, quando si tentò di colpire il Presidente del Consiglio di allora strumentalizzando la foto che ritraeva un suo collaboratore in una situazione definita scabrosa. E' accaduto più volte in queste settimane in cui è stata messa sotto i riflettori la vita privata del premier in nome di un improvviso moralismo: abbiamo visto addirittura celebri mangiapreti vestire i panni di novelli Savonarola. Queste strumentalizzazioni, questi processi mediatici, non hanno nulla a che vedere con l'informazione del servizio pubblico. Nella settimana in cui gli Stati Uniti hanno scelto le nuove regole per proteggere il risparmio nel mondo, mentre esplodeva il caso Iran, e alla vigilia del G8, sarebbe stato incomprensibile privilegiare polemiche sul gossip nazionale solo per scimmiottare qualche quotidiano o rotocalco. Questa è la linea editoriale del Tg1 che vi ho promesso, cari telespettatori, fin dal primo giorno. E che continuerò a garantirvi".
(Augusto Minzolini, editoriale del Tg1, 22 Giugno 2009)

"MINZOLINISMO" - neologismo nato a metà degli anni '90, inteso come «forma di giornalismo che si basa sulla raccolta di dichiarazioni anche informali di uomini politici, senza alcuna verifica delle informazioni raccolte.

Spesso, le azioni vergognose e l'incoerenza di taluni soggetti sono talmente evidenti che non è necessario commentare.

Davide
postato da: 87Davide87 alle ore 19:04 | link | commenti
categorie: berlusconi, regime, tg1 , minzolini, minzolinismo, patrizia daddario
giovedì, 18 giugno 2009

L'arte del non giornalista

Pochi mesi fa l'associazione statunitense freedom house piazzava l'Italia al 73esimo posto della classifica mondiale sulla libertà di stampa catalogandolo come paese "partly-free". Parzialmente libero.
Basta accendere la televisione per rendersi conto di come i telegiornali facciano auto-censura e si inventino modi stravaganti per dare una notizia. Stupefacente a questo proposito è il nuovo TG1 del neo-direttore Augusto Minzolini, che al momento dell'insediamento rassicurò tutti quanti dicendo "sarò obiettivo e imparziale". Ovviamente scherzava.

Il video è eloquente. Vengono messi a confronto i principali telegiornali nazionali e il modo in cui hanno dato la notizia sull'inchiesta aperta dalla procura di Bari e sulle rivelazioni di Patrizia D'addario pagata per partecipare alle feste di Berlusconi.



Risulta chiaro il motivo per cui l'Italia in quella classifica risulti tallonata da Tonga, Botswana, Timor Est, Fiji, Burkina Faso e El Salvador.
Per completezza, la Libia dell'amico Gheddafi si trova al 193esimo posto su 195 (chiaramente Not Free) e la Russia dell'amico Putin al 174esimo posto su 195 (anch'essa Not Free).
Gli obiettivi sono alla nostra portata.

Davide

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postato da: 87Davide87 alle ore 13:11 | link | commenti
categorie: berlusconi, regime, tg1 , minzolini, patrizia daddario, freedom huose
mercoledì, 17 giugno 2009

La teoria del gomblotto

Complotto. Colpo di Stato. Golpe. Sono, da qualche settimana, le parole di cui abusano il Papichulo nazionale e il suo entourage. Ma queste sono parole grosse, sono parole importanti, che dovrebbero come minimo far impensierire le autorità giudiziarie e far aprire inchieste a valanga. Le cose sono due: o è incredibilmente poco credibile l'omino di cui sopra, oppure non c'è aria di complotto. O tutte e due le cose.
Molto più probabile, invece, che qualcosa di grosso potrebbe esplodere da un momento all'altro e, come ormai è consuetudine, il premier parte all'attacco denunciando poteri forti e oscuri che lo vogliono screditare agli occhi degli italiani. Complotto eversivo che, si sa, è ordito da Repubblica, l'Espresso, Murdoch, El Pais, il New York Times, la BBC, il Guardian, il Financial Times, la magistratura rossa, il fotografo-spia-agente segreto-guerrigliero dei comunisti Antonello Zappadu (il servo Emilio Fede non ha ancora capito come si chiama) e molti altri ancora, tra cui Internet e i vari blogger di tutto il Mondo.
L'ipotesi di complotto ai danni del povero Silvio è, quindi, molto (poco) credibile.

In realtà, ciò che davvero spaventa il Palazzo è la nuova inchiesta avviata dalla procura di Bari relativa ad appalti nel settore sanitario concessi in cambio di mazzette. Vi sarebbero a riguardo numerose intercettazioni nelle quali alcuni imprenditori coinvolti parlerebbero di soldi versati a delle ragazze per farle partecipare a feste nelle residenze del nostro Papichulo. Lei ipotesi di reato spazierebbero dalla corruzione alla induzione alla prostituzione.
La notizia è stata data dal Corriere della sera.

{B}Bari, Patrizia D'Addario con Berlusconi all'uscita di un hotel{/B}

Come contorno al piatto già ricco c'è l'intervista (qui in versione integrale) a tale Patrizia D'addario che racconta (sostenendo di avere le registrazioni a riguardo) di avere ottenuto denaro, la candidatura alle elezioni pugliesi e due inviti alle feste sarde del presidentissimo.
«Mi hanno messo in lista perché ho partecipato a due feste a palazzo Grazioli. Ho le prove di quello che dico e voglio raccontare che co­sa è successo prima che decidessi di tirarmi indie­tro. Il mio nome è ancora lì, ma io non ci sono più».
Molto interessanti a mio avviso sono due punti dell'intervista, che meriterebbero ampio approfondimento.

(Giornalista) A noi la sua versione sembra poco credibile...

(Patrizia D'addario) «Lo dicono i fatti. Berlusconi mi aveva promesso che avrebbe mandato due persone di sua fiducia a Bari per sbloccare la mia pratica. Non ha mantenuto i patti ed è da quel momento che non sono più volu­ta andare a Roma, nonostante i ripetuti inviti da par­te di Giampaolo. Loro sapevano che avevo le prove dei miei due precedenti viaggi».
(Giornalista) È il motivo che adesso la spinge a raccontare questa storia?
(Patrizia D'addario) «No, avrei potuto continuare a fare campagna elettorale e trattare con loro nell’ombra. La racconto perché ho capito che mi hanno ingannata. Avevo chiesto soltanto un aiuto per un progetto al quale tengo molto e invece mi hanno usata».

E così si chiude il cerchio si potrebbe dire. Il "ciarpame senza pudore" denunciato da Veronica Lario esisteva davvero. Si spiega dunque la finalità (o comunque una delle finalità) di tutte quelle candidature vergognose. Ragazze offerte all'imperatore in cambio di benefici nel campo degli appalti, scoperti grazie ai colloqui telefonici del titolare dell'azienda Technospital. Ecco perchè, secondo fonti ufficiose, sembra che la procura stia indagando su possibili reati di "associazione a delinquere finalizzata alla corruzione" e "induzione alla prostituzione".
Così come il cerchio si chiude circa la stretta finale e molto veloce del Governo sullo strumento Intercettazioni e sul bavaglio da mettere alla stampa tutta (compresi Internet e i blog).
Infatti, se l'ultimo disegno di legge avesse avuto piena effettività, la procura di Bari non avrebbe scoperto questo giro di malaffare non potendo usare le intercettazioni, la stampa non ne avrebbe potuto parlare e io non avrei potuto scrivere questo post per rendere partecipi "i venticinque lettori" di questo blog.
Tutto ciò a vantaggio di chi? Forse lo so.

Davide

DA NON PERDERE: 1) La prima pagina di Libero sull'incontro Obama-Papichulo. A voi i commenti.
2) Le 4 calunnie che in realtà sono le 4 bugie di Berlusconi. Una sorta di AUTO - COMPLOTTO.


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