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LA STORIA SI RIPETE
22 ottobre 1951, alluvione in Calabria 100 morti; 14 novembre 1951, alluvione in Polesine 89 morti; 9 ottobre 1963, tragedia del Vajont 1800 morti; 4 novembre 1966, piena di Firenze 35 morti; 19 luglio 1985, frana di Stava 360 morti; 6 novembre 1994, alluvione in Piemonte 68 morti; 5 maggio 1998, frana di Sarno e Quindici 159 morti; 26 ottobre 2007, frana di Giampilieri solo danni materiali; 1 ottobre 2009, frana di Giampilieri 24 morti e 9-35 dispersi. LA STORIA SI RIPETE.
L’Italia è proprio uno strano paese, si verificano le tragedie (alluvioni, frane, le nostre case si sbriciolano alla prima scossa sismica), il popolo si costerna e si indigna e mostra tutta la solidarietà che può e poi, quando la notizia non fa più audience, tutto si dimentica e tutto ritorna come prima; ecco cosa vuol rappresentare il triste elenco iniziale.
Considerando che, in tutte le trasmissioni di pseudo approfondimento della televisione italiana, chiunque ha parlato e pontificato su ciò che è successo a Messina (dalle Show Girl a Minzolini), con questo mio intervento vorrei far capire, in quanto umile geologo, il contesto nel quale si è sviluppata l’alluvione di Giampilieri.
Il centro abitato di Giampilieri sorgeva alle pendici orientali dei Monti Peloritani sulla costa ionica siciliana, in un tratto di costa di notevole bellezza compresa tra Messina e Catania. Ecco, da questa succinta descrizione gia emerge un primo aspetto interessante, cioè l’ubicazione del centro abitato. Tutta la costa ionica prossima a Messina e fino alle Gole dell’Alcantara è caratterizzata da corsi d’acqua che presentano delle peculiarità, sto parlando delle Fiumare. Le fiumare sono alvei fluviali assolutamente particolari: hanno un carattere esclusivamente stagionale; presentano un bacino imbrifero (di raccolta delle acque superficiali) molto limitato realmente; coprono forti dislivelli su spazi molto limitati e questo implica che l’asta fluviale principale è molto acclive. Ciò comporta che i tempi di corrivazione sono molto limitati e quindi durante una pioggia o un acquazzone sull’alveo principale confluiscono grosse quantità d’acqua, che dal punto più lontano del bacino imbrifero arrivano in tempi brevi alla foce. Inoltre, la stessa area era stata interessata da fenomeni di dissesto che già due anni fa avevano dato processi franosi che avevano interessato lo stesso centro di Giampilieri. A questo punto, è bene precisare che le aree franose e con dissesti idrogeologici nel tempo non migrano, vale a dire che i versanti instabili si conoscono bene, sono studiati, sono sempre gli stessi se le condizioni ambientali non vengono fatte mutare e quindi si conoscono i processi gravitativi a cui danno origine. Verificare la veridicità di tali affermazioni è facile, basta consultare on-line sul sito della Regione Sicilia le Carte Tecniche del PAI (Piano per l’Assetto Idrogeologico). Su di esse sono riportate tutte le aree a rischio e di pericolosità idrogeologica ed anche le aree con fenomeni di dissesto: l’area di Giampilieri nel 2006 veniva indicata con una pericolosità ed un rischio molto elevato e dissesti attivi; la stessa situazione si riscontra nell’area di Scaletta Zanclea proprio a ridosso del paese. Dalle stesse carte, inoltre, è facile verificare attraverso l’analisi dell’andamento delle isoipse, che le aree in dissesto sono anche più ampie di quelle mappate: fra Giampilieri e Scaletta Zanclea, l’andamento irregolare delle curve di livello suggerisce un dissesto lungo tutta la fascia costiera. A seguito dell’evento franoso del 2007 tali carte sono state aggiornate in modo da avere un quadro di riferimento quanto più corrispondente alla situazione reale. Inoltre, a maggiore riprova di quanto detto finora, un abitante del luogo intervistato sosteneva che già il nonno diceva che "la montagna prima o poi sarebbe venuta giù", quindi tutti sapevano anche se non erano geologi. Tutta l’area necessitava, perciò, di un intervento si stabilizzazione dei versanti. Nell’area di Giampilieri, appunto, si è intervenuti ma nel peggior modo possibile, cioè continuando a costruire impunemente come si evince da un articolo pubblicato sui maggiori quotidiani di lunedì 7 ottobre in cui si parlava di 1191 ordinanze di demolizione chieste dalla Polizia Municipale di Messina per abusi edilizi e mai effettuate (ecco il titolo:”Agli edifici medioevali si sono aggiunti ampliamenti e piani sopraelevati Mille demolizioni ordinate. Eseguite: zero Duecento abusi rimasti in piedi a Giampilieri. Le ditte hanno paura e non si presentano alle gare): oggi, senza voler fare alcuna ironia, tristemente si può dire che ad effettuare le demolizioni ha provveduto la natura nel peggiore dei modi.
Una cementificazione senza regole non fa altro che amplificare i fenomeni di dissesto. Sul territorio vengono a mancare tutti quegli elementi che in caso di forti precipitazioni riducono i rischi di piene ed alluvioni (antichi terrazzamenti, la vegetazione che se da un lato garantisce con le proprie radici un maggiore stabilità del terreno dall’altro contribuisce a ridurre la velocità di scorrimento superficiale delle acque). Se a tutto questo si aggiunge che, le costruzioni, anche con regolare concessione edilizia, sono state edificate in luoghi assolutamente inappropriati come l’alveo del fiume (il riferirimento è alla palazzina di quattro piani totalmente sventrata dall’alluvione e per questo divenuta un simbolo), il contesto si completa ancora di più. A Giampilieri la gente racconta che tutti hanno palazzine tirate su senza licenze, operando sbancamenti di colline e costruendo case sul greto dei torrenti: nonostante ciò per i Comuni è tutto regolare come si poteva leggere sui quotidiani on line del 7 ottobre scorso, anzi, l'ultimo scempio edilizio consiste in una licenza edilizia del 3 marzo 2009 relativa ad una palazzina di tre piani. Per costruirla è stato necessario sbancare una collina le cui pareti erano protette da una rete metallica per bloccare la caduta di massi e di detriti.
Dopo la precedente alluvione datata 2007, si evince dagli atti dell'inchiesta aperta e rimasta senza colpevoli, che i tecnici della Protezione civile nella relazione consegnata ai Pubblici Ministeri nel 2008 dichiaravano: "La causa scatenante le forti alluvioni è stata certamente l'elevata intensità di eventi meteorici, ma non può non essere presa in considerazione la leggerezza di alcune scelte territoriali, che si sono rilevate determinanti negli effetti provocati dal dissesto idrogeologico. Scelte che hanno fatto sì che il degrado dei corsi idrici del messinese diventasse un fenomeno ormai generalizzato e diffuso capace di provocare un vero e proprio disastro".
Ma se tutto ciò ancora non basta, occorre dire che una piccola ed esigua somma destinata a lavori per la difesa del suolo è stata dirottata dal sindaco di Messina Buzzanca ad altre spese: "La tragedia di Messina: quei fondi per il suolo spesi in «rappresentanza»" Il 18 settembre il sindaco Buzzanca ha dirottato la somma di 15 mila euro. Non sarà una grande somma, poco più di 35 mila euro, ma fa un certo effetto vedere da dove sono stati prelevati e soprattutto dove sono finiti. Invece di pensare ad evitare il dissesto del territorio, meglio preoccuparsi di tenere buone relazioni e poi magari riparare il tetto di qualche chiesa. Quelle sì che sono cose che portano voti. E questo non uno o due anni fa, ma esattamente 20 giorni prima della strage di Giampilieri. Il provvedimento del sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca porta la data del 18 settembre e preleva quella pur modesta somma dalle spese per il funzionamento dell’ufficio che si dovrebbe occupare appunto della difesa del suolo per destinarne una parte (15mila euro) a «spese per relazioni pubbliche e di rappresentanza e di funzionamento del sindaco», e il resto a «manutenzione e/o attrezzature per edifici serventi al culto» e alla «quota associativa alla lega delle autonomie locali»”. Tutto ciò si leggeva pochi giorni fa sui quotidiani nazionali.
Ma ancora, ad una domanda relativa all’ufficio difesa del suolo il Dott. Geol. Carmelo Gioè, unico geologo del Comune di Messina risponde così: “Ma concretamente questo ufficio difesa del suolo di cosa si occupa? «Ma quale ufficio? Da noi non esiste un ufficio del genere. Magari ci fosse. Forse ci sarà il capitolo di spesa nella speranza di crearlo, ma al momento non c’è alcun ufficio difesa del suolo». Ma allora ha fatto bene il sindaco a togliere quei soldi? «Sono un geologo, questa è una delle aree più a rischio d’Italia. Non aggiungo altro»”.
Ma come al solito dopo che si verificano i disastri iniziano anche i rimpalli delle responsabilità. Il premier dichiara: “Evento previsto e avevamo dato l'avviso”. Risponde il sindaco di Messina dichiarando: “nessuno ci ha avvisati, quel giovedì primo ottobre nessuno diede mai alcun allarme. Nessuna unità di crisi in prefettura, nessuna allerta della Protezione civile, nessun avviso alla popolazione. L'unità di crisi - dice - l'ho chiesta io alle 19 di giovedì, quando già il nubifragio era in atto da una mezz'ora e semplicemente perché alcuni amici, che abitano a Giampilieri, mi hanno chiamato per dirmi che lì stava venendo giù tutto. In dieci minuti abbiamo fatto partire la macchina dei soccorsi.”
Inoltre, a conferma di ciò che immediatamente dopo il disastro ha dichiarato il Dott. Geol. Gian Vito Graziano, Presidente dell’Ordine dei Geologi di Sicilia, e cioè che “Se hai un amico nel posto giusto puoi fare quello che vuoi”, basta continuare a leggere i giornali nei giorni successivi l’alluvione. Voglio fare solo un esempio riportando fedelmente un estratto da La Repubblica del 6 ottobre: “quasi al centro del paese, ai bordi del torrente e del ponte che collega due strade di Giampilieri c'è la casa di Vittorio Filetto, 50 anni, dipendente pubblico che vi abita con moglie, figli ed altri parenti che hanno costruito nella stessa palazzina. Un condominio che poggia proprio sopra il torrente. “Ma questa costruzione non è abusiva - protesta lui - È stata realizzata subito dopo la guerra, poi l'abbiamo un po' aggiustata, allungata ed alzata un po'. Prima si viveva in tanti in case piccole, adesso per fortuna le case sono diventate più grandi.” Ma non ha paura del fiume che l'altra sera ha investito anche la sua casa? "L'acqua non ci ha fatto mai paura, quello che mi spaventa è la collina che è appoggiata proprio sulla nostra palazzina (da notare che è la collina appoggiata sulla casa e non la casa appoggiata sulla collina, mah...), quella sì che potrebbe fare danno". E le sembra normale costruire in una posizione così terribile, tra il torrente e la collina che si appoggia alla sua casa? "Certo che è normale, io ho sanato tutto, prima pagavo una percentuale più bassa dell'Ici ma con le sanatorie ed i condoni ho regolarizzato tutto anche se adesso pago una quota di Ici un po' più alta". Tutto si può semplificare scrivendo che “permessi facili e abusi condonati ed amici nei posti giusti permettono di costruire ovunque e senza alcun limite” e se ciò non è sufficiente si può anche far approvare un piccola variante urbanistica che innalza l’indice di edificabilità come ha dichiarato un ex consigliere comunale di An, l’avvocato Francesco Rizzo, oggi difensore civico a Lipari.
Per completezza voglio anche citare le parole del Presidente Graziano il quale ha parlato di “un uso scellerato del territorio”. L’intervista continua così: “Abusivismo, nessuna manutenzione, pochi fondi e competenze divise. Così ogni anno con le prime piogge tornano le stesse emergenze” e poi, continua, “nelle zone a sud di Messina, ma anche in altre province come Palermo, ogni anno si ripropongono sempre gli stessi problemi avvicinandosi ai mesi più piovosi. Oggi esistono strumenti di pianificazione regionale avanzati, che ci fotografano la situazione quasi in diretta, ma non si interviene. La colpa è di un'assenza cronica di fondi, ma anche la manutenzione ordinaria, come la pulizia di canali, fiumi e tombini, non viene fatta. Il Presidente Graziano dà la colpa anche alla confusione che c'è nelle competenze "molto divise" tra Regione Sicilia e protezione civile. "Per noi sarebbe importante mettere in atto tutti gli interventi previsti dai piani della protezione civile, regionali e locali, con persone sul posto come sentinelle per prevenire gli eventi. Ma non si sa se si farà mai. In Italia purtroppo - conclude Graziano - si vive sull'onda dell'emozione, poi appena smette di piovere finisce anche l'allarme". Ancora lunedì 5 ottobre su SKY TG24: “Sono situazioni che erano già state segnalate e come al solito si corre ai ripari quando è troppo tardi. Purtroppo anche in questo caso si può parlare di tragedia annunciata. Il problema è che gli interventi che erano stati messi in programma per mancanza di fondi sono sempre slittati - spiega - E ora non vorrei che accadesse come tante altre volte in Italia che tra dieci giorni ci siamo già scordati tutto”.
Quella che emerge è una situazione complessa in cui gioca un ruolo di primo piano la sottovalutazione dei problemi, come dimostrano anche determinate scelte politiche. Mi riferisco allo slittamento delle opere di consolidamento per mancanza di fondi ed ai condoni edilizi che puntualmente si ripresentano con scadenza circa decennale. I condoni, infatti, se da un lato sanano delle situazioni di illegalità dall’altro incentivano i cittadini a commettere ulteriori abusi sul territorio nella speranza, peraltro spesso realizzata, di una nuova sanatoria.
Voglio citare le parole del Presidente Napolitano, il quale aveva ribadito la necessità di mettere in sicurezza la zona e non di fare "opere faraoniche", evidentemente riferendosi al progetto sul ponte di Messina. Personalmente mi chiedo: nella realtà siciliana a cosa servono le “opere faraoniche” se poi si muore per una pioggia un po’ più intensa? A cosa servono le “opere faraoniche” se ancora nella provincia di Agrigento manca un’autostrada e le strade statali sono talvolta impercorribili? A cosa servono le “opere faraoniche” se in caso di sisma a Messina e non solo, come ha dimostrato ampiamente il terremoto in Abruzzo, gli edifici crollerebbero perché non rispettano alcuna norma antisismica? A cosa servono le “opere faraoniche” se in una città come Agrigento l’acqua nelle case, se va bene, arriva una volta a settimana? Forse sarebbe meglio abbandonare, almeno temporaneamente, le “opere faraoniche” e dedicarsi al risanamento dei nostri centri abitati e alla messa in sicurezza delle aree in dissesto idrogeologico. Sicuramente la messa in sicurezza delle costruzioni o dei versanti e rilievi in dissesto non sarà “l’ottava meraviglia del mondo” ma per noi siciliani saranno interventi ben più utili.
Insomma, il giorno in cui non si verificheranno più simili disastri sarà quello in cui l’uomo capirà che gli ambienti naturali vanno sempre rispettati, la natura farà sempre il suo corso riequilibrando quei guasti che l’uomo col suo agire crea riprendendosi ciò che gli è stato tolto. Pensare che una costruzione o un muro in cemento armato possano contenere la forza della natura è soltanto FOLLIA. Per questi motivi ritengo corretto scrivere che molto spesso quelli che vengono definiti “disastri naturali” andrebbero chiamati più correttamente “disastri artificiali”.
Dott. Carmelo Gibilaro
Era il 23 Giugno 2009 e in una missiva indirizzata al quotidiano della famiglia Berlusconi “il giornale”, il Ministro dei beni culturali Sandro Bondi dopo aver definito il quotidiano Repubblica come “una specie di ’superpartito’ che costituisce da tempo l’insidia più grande per la democrazia", prosegue nell’invettiva aggiungendo che “Scalfari è abile nel descrivere un regime corrotto e morente, contro il quale il suo quotidiano ha lanciato l’offensiva finale, trascinando con sé anche il Corriere della Sera e ciò che resta della sinistra, mentre la realtà è che un governo democraticamente eletto subisce un’aggressione sistematica da parte di un centro di potere economico e politico, che non può vantare alcuna legittimità democratica né morale, sulla base di una campagna scandalistica paragonabile alla pesca con lo strascico".
Ciò che salta agli occhi, o che almeno dovrebbe, è la distorsione che viene fatta da Bondi quando afferma che il governo è “democraticamente eletto”.
Il Governo della Repubblica non è un organo ad elezione democratica. Bondi si confonde, per ignorantia legis o per opportunismo (decidete voi), con il Parlamento che è, in effetti, eletto a suffragio universale ex art. 56 della nostra Costituzione. Il Capo del Governo, invece, viene nominato dal Presidente della Repubblica ex art. 92 e quest’ultimo procede alla nomina dei ministri, su proposta del Capo del Governo.
L’affermazione di Bondi e, più in generale, il pensiero che si percepisce all’interno della coalizione di Governo, deriva da un’errata concezione degli assetti costituzionali presenti oggi in Italia.
Il Parlamento, complice anche la forte maggioranza di centro-destra, viene considerato come una semplice appendice del Governo che, nella realtà dei fatti, è diventato il vero organo legislativo, sostituendosi di fatto al Parlamento. Questa tesi viene confermata dal continuo ricorso alla decretazione d’urgenza (34 decreti dall’inizio della legislatura) che rappresenta una vera e propria espropriazione della funzione legislativa spettante al Parlamento ex art. 70 Cost. Rafforzano la tesi di cui sopra anche certe dichiarazioni del Presidente del consiglio che, all’assemblea annuale di Confindustria, definisce il Parlamento “pletorico, inutile e controproducente”.
Risulta più logico affermare, invece, che una sorta di eversione viene perpetrata dal Governo stesso che, in un momento di profonda crisi politico-istituzionale, tende ad accentrare presso di sé tutti i poteri dello Stato come mai è stato fatto dalla nascita della Repubblica. Accentramento che diviene ancora più pericoloso a causa della mancanza di controllo dell’opinione pubblica sull’operato dell’esecutivo, dovuta alla concentrazione dei mezzi di comunicazione nelle mani di chi è capo del governo e al rifiuto da parte del governo stesso di ricevere critiche dalla carta stampata che viene vista come un “nemico” e “un’insidia” e non come un “contropotere” necessario per la salvaguardia e il buon funzionamento della Democrazia. Gli stessi mass media (in particolar modo la televisione) contribuiscono altresì a distorcere la definizione di consenso. Il consenso, come lo si intende oggi, è lo strumento che giustifica e legittima qualsiasi atto del Governo. Nel nome del consenso, per fare degli esempi, sono stati approvati il Lodo Alfano e a breve sarà approvata la stretta sulle intercettazioni.
In realtà, una scelta legislativa, qualunque essa sia, deve presentarsi non solo come espressione e volontà di una maggioranza politica, ma anche come manifestazione di un vero e proprio “consenso sociale” che deve essere realmente esistente e che, obiettivamente, negli esempi di sopra non può essere rintracciato.
Davide